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Filosofía y Metapolítica

Rilancio della “metapolitica” in un nuovo saggio di Primo Siena.- Aldo La Fata

Rilancio della “metapolitica” in un nuovo saggio di Primo Siena

Il termine “metapolitica” nasce oltre tre secoli fa per gemmazione e contiguità di significato dalla parola di più antico e prestigioso conio “metafisica”, ma risulta ancora oggi sconosciutissimo e pressoché assente nei dizionari linguistici europei. Un termine che è sfuggito persino ai curatori dell’Enciclopedia delle Scienze Anomale (Zanichelli, Bologna 1999) che non solo non ne fanno menzione ma non sembrano sapere neppure della sua esistenza. Assai recente risulta  l’inserimento del termine nell’Enciclopedia del pensiero politico curata da Roberto Esposito e Claudio Galli per i tipi della Laterza (Roma-Bari 2000), anche se, sotto il profilo storico, la voce risulta trattata in modo alquanto scarno e insufficiente. Ne troviamo invece un resoconto abbastanza dettagliato nel  dizionario filosofico internettiano in lingua spagnola curato dall’intelligente e colto filosofo di indirizzo materialista, Gustavo Bueno (1924)[1]. E’ proprio a quest’ultimo che dobbiamo la scoperta della presenza della parola “metapolitica” nell’opera del monaco cistercense, poi divenuto vescovo di Vigevano, Juan Caramuel y Lobkowitz (1606-1682) – un sorta di genio matematico alla pari di un Leibniz -, che, storicamente, sarebbe stato il primo in assoluto a coniarla. Pertanto, il vocabolo sarebbe nato nella sfera d’influenza della teologia cristiana, ma anche in quella di un nuovo pensiero filosofico e razionale sempre più caratterizzantesi nel segno dell’erudizione formale. C’è dunque nella parola metapolitica, fin dal suo primo apparire, un’ambivalenza che riguarda da una parte il suo possibile significato teologico,  e dall’altra quello meramente classificatorio, disciplinare e accademico tipico della nascente mentalità del secolo dei Lumi. Ambivalenza che comporterà  in seguito la possibilità di un suo utilizzo in contesti eterogenei e anche ideologicamente distanti. La ricostruzione del percorso storico della parola fatta dallo spagnolo Bueno e che ad oggi appare come la più completa finora tentata, ne evidenzia non solo la rarità, ma anche la discontinuità sia geografica che linguistica: il termine infatti, appare in maniera del tutto occasionale nelle opere di alcuni autori appartenenti alle aree geografiche di Spagna, Svizzera, Germania, Francia, Polonia e Italia, senza che ci sia stato tra costoro un vero e proprio passaggio del testimone. Alla luce della ricostruzione tentata da Bueno non si riesce a cogliere però la varietà e la ricchezza delle diverse proposte interpretative della parola da parte dei diversi autori che vi hanno fatto riferimento e per le quali sarebbe stata forse necessaria una trattazione a parte; come pure una trattazione a parte meriterebbe l’organizzazione sistematica e puntuale di un’antologia delle fonti. Un compito che richiede specifiche competenze disciplinari (principalmente filologiche, storiche e filosofiche) unite e buone capacità e abilità di ricerca bibliografica e documentale, che lasciamo volentieri agli addetti ai lavori. Per parte nostra, rimaniamo nell’ambito della Metapolitica come sinonimo di “metafisica della politica” come ci è stata insegnata e trasmessa da Silvano Panunzio.

Ora, non c’è dubbio che il vocabolo “metapolitica” abbia incontrato subito una certa fortuna soprattutto negli ambienti politici e religiosi della cosiddetta “reazione conservatrice”. E’ noto infatti, dopo il suo primo apparire in Germania nell’ambito della scienza del Diritto e della filosofia dello Stato, l’apprezzamento convinto di un J. De Maistre (1753-1821), o quello quasi coevo del Barone prussiano de Stein (1770-1840). Allo stesso modo si pensi alla riesumazione della parola da parte di un Sergio Panunzio (1886-1944), o all’utilizzo che ne fece lo storico e poeta americano, l’ultra conservatore Peter Viereck che la associò, ahinoi e ahilui, al nazismo hitleriano. E si pensi infine ad un Alain de Benoist (1943), che la fece circolare negli ambienti della nuova destra europea a partire dagli anni sessanta. Un tale consenso sembra comprensibilmente legato a una visione mitica e teologica della politica cha appartiene tradizionalmente alla Destra e al pensiero cosiddetto “conservatore”, ma che a ben vedere è patrimonio di tutte le civiltà umane, nessuna esclusa. In tal senso occorrerà riconoscere che quella della metapolitica non è affatto una concezione nuova o un’idea originale e stravagante di un gruppo di fanatici reazionari, ma un’idea universale a cui infine è stato trovato un nome appropriato[2].

Ora, che il Potere  venga dall’Alto o “sia dato dall’Alto” è idea anche evangelica. Si ricordi il “Non c’è autorità se non da Dio e quelle che esistono sono stabilite da Dio» (Romani 13,1). Senza voler indugiare su questi e altri simili passaggi scritturistici  che possono essere letti e interpretati secondo una molteplicità di modi, è fuori di dubbio che tutte le grandi civiltà del passato ebbero una visione metapolitica del Potere,  dall’Egitto faraonico al Celeste Impero, dal Profetismo e messianismo ebraico al Sacro Romano Impero. E neanche oggi questa visione sembra essere venuta meno se si pensa al Presidenzialismo Nord Americano o alla Repubblica islamica dell’Iran. Quindi semmai si tratta di una pura operazione di mascheramento linguistico,  per un’idea che permane immutata anche nella collettività moderna.

Nel concetto di Metapolitica c’è tuttavia qualcosa di più di un semplice riconoscimento dell’origine non umana del potere temporale. Per lo meno nell’accezione che al termine volle dare Silvano Panunzio, arricchendola di un contenuto simbolico, sapienziale, teologico, profetico ed escatologico (potremmo dire in una parola “biblico”), che la fa entrare di diritto nel vocabolario cristiano. Una valenza che seppe cogliere assai bene il teologo Raimundo Pannikar che ne trattò diffusamente in un suo lavoro monografico inedito in Italia e che solo pochi altri cattolici hanno saputo cogliere[3].

Tra questi pochissimi c’è senza dubbio Primo Siena (1927), amico e collaboratore per molti anni di Panunzio e suo degno continuatore. Ed è anche grazie a  Primo Siena che il termine Metapolitica nell’accezione panunziana è conosciuto nel mondo.

Viene quindi a proposito la nuova edizione aggiornata, aumentata e migliorata de “La Spada di Perseo. Itinerari metapolitici” che vide la sua prima uscita nel 2007 in lingua spagnola e che oggi è disponibile per i tipi  dell’editore emerito Solfanelli.[4] A titolo informativo facciamo presente che siamo stati proprio noi a curare la traduzione italiana del testo e che pertanto ne conosciamo assai bene i contenuti.

Diciamo subito che alcune parti dell’edizione castigliana sono state eliminate. Ad esempio il Prologo di Vittorio di Girolamo o i profili di Alexis Carrel, Romano Guardini e Vintila Horia; e che ugualmente è stato rimossa l’appendice che riproduceva uno scritto di Silvano Panunzio intitolato l’ABC della Metapolitica. Si è trattato a ben vedere di sottrazione ben motivate e giustificate per l’edizione in lingua italiana. Infatti, i tre profili mancanti sono apparsi nel volume, anch’esso di recentissima pubblicazione, “Incontri nella terra di mezzo” (sempre edito da Solfanelli nel 2013), e quanto al testo di Panunzio, faceva parte di un’antologia di scritti pubblicata in Italia nel 1976 con il titolo “Metapolitica, la Roma Eterna e la Nuova Gerusalemme” (Ed. Babuino, Roma). In melius, rispetto alla prima edizione abbiamo oltre a una rivisitazione e riscrittura quasi completa dell’indice, all’aggiunta di molte pagine che integrano soprattutto il Primo Capitolo o “Primo Itinerario”, dove le categorie della Politica e la forma politica della Democrazia vengono analizzate dal punto di vista della metapolitica, anche tre nuovi paragrafi aggiunti al “Terzo Itinerario” sul significato del Mito nelle opere di Mircea Eliade, Ernst Cassirer e Jerome S. Bruner. Davvero prezioso infine, e completamente nuovo, il quarto capitolo o “Quarto Itinerario” dove si prendono in esame i risvolti e i significati escatologici della metapolitica e del magistero profetico dell’apocalisse – nel senso etimologico di “rivelazione” – mariana; vi troviamo anche quel famoso saggio di Siena,  “La Vergine di Guadalupe e il destino escatologico dell’America Romanica” il quale al suo primo apparire suscitò la curiosità e l’attenzione del filosofo e politologo argentino Alberto Buela che proprio da quelle pagine scoprì la nozione del termine metapolitica. Per finire, l’Autore ha ritenuto di dover aggiungere un Epilogo che ricostruisce con puntuale analisi il percorso storico e filologico della parola. Insomma, “La Spada di Perseo” si può considerare un testo fondamentale e imprescindibile per capire la metapolitica nella sua accezione panunziana e non solo; un punto di partenza anche per coloro che intendano vivere la politica come impegno intellettuale, civile ed etico, e come testimonianza viva di un “Oltre” perennemente attuale. In questo momento storico, di questa testimonianza, non c’è semplicemente bisogno, ma assoluta necessità.

Aldo La Fata

 

 

 



[2] Tacito nella sue Historiae aveva usato la felice espressione “arcana impèriicon analogo significato.

[3] Le découverte du Métapolitique, Interculture, Cahier n. 136, Montreal 1999.

[4]  Marino Solfanelli, fondatore delle Edizioni omonime, è scomparso a Chieti proprio nei giorni in cui estendevamo la presente recensione. La sua coraggiosa  azione editoriale per la “cultura alternativa” continua per merito del figlio Marco, che ha raccolto il testimone del padre giá da alcuni anni.